Il campanile sommerso di Curon

Il campanile del vecchio paese di Curon che emerge dalle acque, è diventato uno dei simboli dell’alta Val Venosta ed è veramente un luogo unico.

Si trova nel lago di Resia, il bacino d’acqua più grande della provincia di Bolzano nord-occidentale una meta ricca di storia, leggende e meraviglie della natura.
La torre campanaria spicca solitaria poco lontana dalla riva, intorno le fanno da cornice le montagne della Vallelunga, una delle valli più selvagge e incontaminate dell’arco alpino, i comuni di Resia e Curon Venosta.

Ma dietro questa attrazione turistica si nasconde una storia dolorosa.
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La vicenda infatti riporta agli anni Cinquanta, a quando, poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, furono completati i lavori di una grande diga per la produzione dell’energia idroelettrica che unì due dei tre bacini naturali del Passo Resia: il Lago di Resia e di Curon, il mezzano. Il Lago di San Valentino alla Muta, più a sud, è rimasto invece nel suo stato originario. L’acqua inghiottì per sempre il vecchio paese di Curon Venosta e parte del comune di Resia, che oggi si trovano a 22 metri di profondità. Gli abitanti furono costretti ad abbandonare tutto, case, masi, campi e strade, nonostante le proteste. Emigrarono poco lontano, costruendo la nuova Curon Venosta.
A ricordare il triste passato e i paesi sommersi rimangono solo i ricordi degli ultimi anziani e il campanile della Chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al 1357, l’unico sopravvissuto all’esplosione che demolì circa 160 edifici.

Un luogo da visitare come tutta la Val Venosta, che offre località e paesaggi montani mozzafiato. Una valle con la vocazione turistica con ogni genere di svago e di attività.

Grazie
Alla prossima!
Paola

I viaggi di Paola! Segreti, curiosità e consigli per il vostro free time A cura di Paola Crippa – Travel Blogger – Giornalista – Storica dell’arte, milanese, guida turistica
“Amo viaggiare alla scoperta di luoghi poco conosciuti in Italia e all’estero! Grazie ai miei articoli vi porto con me!“